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Notizie
Categoria:
06 Mar 2010
PNL  -  Corsi PNL Estivi
In anteprima, il video che presenta la proposta formativa di Lexis per l'estate 2010.
Corsi Residenziali Estivi - Lefkada 2010.
Direzione Didattica Lexis
26 Feb 2010
PNL  -  Beata Confusione
Estratto del primo capitolo
L'incontro
La stazione era deserta; l'uomo, seduto sulla panchina con il mento appoggiato sul palmo della mano, dormiva. Si svegliò di soprassalto quando perse l'equilibrio, e una sensazione di terrore unita al torpore tipico del risveglio lo pervase. Gli ci vollero alcuni minuti per rendersi conto di cosa stava accadendo: quel posto non coincideva affatto con la sua stanza, né tanto meno quella panchina assomigliava al letto dentro al quale pensava d'essere. Che ci faceva là seduto, in quel posto sconosciuto, di notte e soprattutto senza ricordare di esserci mai arrivato? Cercò di ricomporsi, si stropicciò gli occhi, si diede una scrollata; gli tornarono alla mente i bruschi risvegli in luoghi dove non era solito dormire, la casa al mare, la cabina di una barca, la casa di qualche amico; la sola differenza era che in quei momenti la consapevolezza del posto e della situazione ritornava alla memoria dopo qualche istante, ora invece ci impiegava troppo tempo. Fece un rapido controllo di se stesso, notò che comunque tutto era, in un certo senso, “in ordine”. Indossava abiti invernali, un paio di pantaloni di lana, una camicia, il pullover blu, regalo di Natale della sua ragazza; portava anche un soprabito al quale era particolarmente affezionato, datato ormai d'una decina d'anni, ma che sempre conservava gelosamente. Non aveva il cappello e questo lo incuriosà perché da quando aveva deciso di portare un taglio di capelli molto corto, ne aveva sempre uno con sé, sia nella stagione calda sia in quella fredda. Proseguà nella verifica, si frugò nelle tasche, trovò con sollievo il portafogli e le chiavi di casa, ma che accidenti ci faceva in quel dannato posto?
Ad un tratto la sua mano si fermò in un angolo della tasca del soprabito e al tatto riconobbe un oggetto che pareva un cartoncino; non si ricordava di avere niente di simile e cosà, incuriosito, lo estrasse rendendosi conto che si trattava di un biglietto ferroviario. La data era quella del giorno corrente e per trovare conferma, lesse quella del suo orologio; un particolare però lo fece riflettere: com'era possibile che il biglietto fosse di quel giorno, visto che erano appena passate due ore dalla mezzanotte? Cercò con lo sguardo la biglietteria, sperando di trovarla aperta e con il funzionario presente. Nulla, in quella stazione non c'era nessuno, la biglietteria era chiusa e non girava anima viva. Non riusciva ancora a credere a quello che gli stava accadendo. Ricordò che tempo addietro suo padre gli aveva narrato un episodio simile: una notte si era ritrovato, senza ricordare d'esserci arrivato, vicino al lago della città in cui abitava, con le mani sul volante della propria auto, vestito e in condizioni fisiche normali; non aveva bevuto né fatto niente di strano quella sera, e gli ultimi particolari che ricordava erano la propria camera da letto e se stesso che si accingeva a coricarsi.
L'uomo accantonò l'episodio appena ricordato e osservò attentamente la sala d'aspetto dove si trovava in quel momento: i muri umidi avevano cambiato colore, il bianco originale tendeva al giallo, sopra i caloriferi una striscia più scura segnava il tempo che era passato dall'ultima imbiancatura; tutto intorno, appesi alle pareti, c'erano diversi cartelloni pubblicitari, quelli erano più recenti, due mostravano paesaggi da sogno in località turistiche, un altro la pubblicità di telefoni portatili, l'ultimo era un bando di concorso per l'arma dei Carabinieri. Il pavimento era di mattonelle rosse e al centro della sala c'era un tavolo grande su cui erano posti due posacenere e un espositore con l'orario dei treni. Una porta a doppie imposte, in fondo alla sala, dava sul marciapiede della stazione, mentre lungo il perimetro della stanza erano sistemate in maniera ordinata una serie di panchine, come quella su cui sedeva: erano di legno, un legno scuro e verniciato di trasparente, in alcuni angoli si vedevano le scritte incise da qualche ragazzino pendolare di scuola. C'era odore di umidità, la nebbia al di fuori ricordava la sua presenza anche là, in quella stanza riscaldata malamente. Alle sue spalle la porta d'uscita che non faceva intravedere nulla, a causa dei vetri opacizzati; in alto una luce fredda al neon illuminava l'ambiente.
I suoi occhi tornarono sul biglietto ferroviario, tutto ad un tratto fu colto dalla curiosità di conoscere il luogo di destinazione che esso riportava: niente. Lesse tutto ciò che era possibile leggere sul piccolo rettangolo di cartone, ma non vide nulla che indicasse quale viaggio autorizzava. La situazione si fece ancora più complicata, tanto che l'uomo si diede persino un pizzicotto per risvegliarsi da quello che pareva essere un sogno. Sulla parete di fronte a lui notò un altro particolare: era un orologio, di quelli tondi e classici con il bordo cromato e con i numeri neri sullo sfondo bianco. Gli ci vollero alcuni secondi per accorgersi che c'erano due sole lancette, una per i secondi e l'altra per i minuti; la lancetta dei secondi girava al contrario e l'altra non segnava né i minuti, né tantomeno le ore; non riusciva a capire, anche i numeri avevano qualcosa che non andava, non segnavano le ore da uno a dodici, ma da 87a zero: più che un orologio sembrava quindi un cronometro, che scalava secondo dopo secondo il tempo all'indietro. Per arrivare all'ora zero, sarebbero occorsi ancora cinquantasette minuti ed una manciata di secondi, sempre ammesso che quelli fossero minuti e secondi! Il suo cuore cominciò a battere più forte. Si alzò e si diresse verso la porta, l'aprà sentendo il rumore dei vetri che vibravano; una corrente di aria fredda gli attraversò il soprabito e il pullover fino a fargli sentire un brivido sulla pelle, ma l'uomo varcò comunque l'uscio e si ritrovò sul marciapiede della stazione. Fuori non c'era nessuno, lo spazio antistante la stazione era coperto da una tettoia e la luce, che proveniva dalla sala d'aspetto, illuminava appena il luogo dove si trovava lui. Davanti c'era solo un binario, solo un treno per volta poteva passare di là; in entrambe le direzioni non si scorgeva nulla e le rotaie si perdevano nel buio della nebbia di quella notte dove non c'era neanche una stella a fargli compagnia. D'un tratto una piccola figura apparve nel buio: sembrava la sagoma di un bambino. Non si scorgevano i tratti del viso perché era ancora lontano e l'unica fonte luminosa della sala d'aspetto non riusciva a raggiungerlo. I due rimasero immobili, si cercarono con gli sguardi, ma nessuno di loro accennava una sola parola; nonostante tutto c'era un contatto, una percezione che faceva sentire a ciascuno la presenza dell'altro. Il bambino aveva sà e no otto anni, ed assomigliava incredibilmente a qualcuno che l'uomo conosceva, ma di cui non ricordava né il nome né la provenienza.
Ad un tratto l'uomo ruppe il silenzio di quella notte e si rivolse al bambino.
«Chi sei?» gli chiese. «Non importa chi sono» gli rispose il bambino, mentre si metteva a sedere su di una panchina poco distante. La sua voce era come l'uomo la immaginava: dolce, lieve, rassicurante, lui avrebbe giurato di averla già sentita, ma non riusciva a ricordare assolutamente né quando né dove. Dal tetto della stazione pendeva un altro orologio, anch'esso girava all'indietro, sicuramente in sincronia con il primo. «Dove ci troviamo?» Chiese quindi l'uomo. «Siamo all'interno di ciò che tu chiami coscienza, e questa è l'unica occasione che ti viene data per esserci.» L'uomo rimase a bocca aperta, non sapeva se dare del pazzo a quel bambino o se credergli, dopotutto stava vivendo un'esperienza mai provata...


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Andrea Di Gregorio
31 Dic 2009
PNL  -  Attila Jozsef
Ancora sulla mappa mentale e i pregiudizi
C'e' un capitolo della PNL che tratta della 'lettura del pensiero'. Illustra le circostanze in cui noi cadiamo vittime della nostra interpretazione della realtà' quando facciamo sicuro affidamento sulla nostra comprensione del comportamento del nostro interlocutore e in base a quello pretendiamo di giudicare i suoi atti e decidiamo di tenere una condotta adeguata nei suoi confronti, senza aver appurato effettivamente se dai pochi dati in nostro possesso siamo realmente certi che le cose si siano prodotte in base alle cause che abbiamo immaginato . Questo atteggiamento e' molto piu' comune di quanto si possa pensare e conduce a dei conflitti infiniti. Cadiamo vittime di noi stessi, proprio perche' una delle prerogative del pensiero umano e' quello di anticipare con la mente, traendo il senso da pochi segni, quello che accadrà per poter dominare e controllare con anticipo, senza farci sorprendere cioe', dagli eventi, umani o naturali che siano.
In psicologia, o per lo piu' in psicoanalisi, nelle sue manifestazioni abnormi, ma che ci accomunano tutti, questo fenomeno e' chiamato 'proiezione'. Viene considerato un meccanismo di difesa dell'inconscio con cui la persona reagisce a eccitazioni interne spiacevoli da cui non puo' sfuggire, arrivando a negarle come proprie e attribuendole a cose o persone esterne. Tale proiezione prende connotazioni diverse a seconda delle circostanze in cui si trova il soggetto e le sue relative reazioni. Si hanno cosà la paranoia, la fobia e la gelosia proiettiva, dove, per esempio, in quest'ultimo caso, la persona si difende dal proprio desiderio di essere infedele imputando l'infedeltà al proprio partner. Ma lasciando i campi insondabili misteriosi e accidentati dell'inconscio abbiamo innumerevoli esempi in cui possiamo cogliere il fenomeno della lettura del pensiero o della proiezione allo stato puro, tutte le volte che siamo stati vittime di qualche sopruso proprio per il fatto di non essere stati capiti.
Casi di lettura del pensiero che hanno insospettate conseguenze devastanti sono quelli che avvengono normalmente tra genitori e figli quando questi sono piccoli e sono ancora nella fase in cui non conoscono e non comprendono ancora molto bene il meraviglioso mondo degli adulti. Un esempio molto eloquente e drammatico ci viene offerto a questo riguardo dai ricordi d'infanzia di uno scrittore ungherese, molto ingiustamente ignoto ai piu', anche se il nostro Benedetto Croce aveva attirato l'attenzione su di lui, ma debitamente conosciuto in patria. Si tratta del grande poeta Attila Jozsef. Ascoltiamolo:
Nella mia infanzia, un giorno sentii dire che se si schizza acqua fredda sul vetro caldo, questo si spacca. La sera stessa, non appena mia madre ebbe messo il piede fuori della cucina, mi detti a verificare la verità di tale tesi. Schizzai un pochino d'acqua sul vetro della lampada. Il vetro si ruppe, io m'impressionai, mia madre a sua volta rientro'. Sorpresa e scossa, mi investà: 'Tu, tu… perche' hai rotto il vetro della lampada?'. Io ascoltavo il rimprovero a occhi bassi e mi prendevo, sempre piu' ostinato, il diluvio degli schiaffi. Quel mio silenzio particolarmente cocciuto doveva irritare mia madre. 'Perche' hai rotto il vetro della lampada?' Cosa potevo rispondere? Sarebbe sembrata la bugia piu' spudorata se avessi risposto la verità: 'Non ho rotto io il vetro della lampada!' . Si era spaccato da se', perche' 'se si schizza acqua fredda sul vetro caldo, questo si spacca'. Vero che l'acqua fredda sul vetro caldo l'avevo schizzata io, ma non perche' volessi rompere il vetro, bensà per vedere se era vero quello che avevo sentito e che mi aveva suscitato tanta curiosità da essere indotto a verificarlo. La punizione la sentivo molto ingiusta. Se tuttavia, per difendermi, avessi detto di aver schizzato l'acqua sul vetro perche' avevo saputo che in quel caso questo si sarebbe spezzato, avrei spinto mia madre a credere che io avevo compiuto una cattiveria voluta, una vera malignità. 'Allora lo sapevi, e cio' nonostante…?' Sà, lo sapevo, ma sapevo anche che i bambini vengono sempre ingannati, ora con la favola della cicogna, ora con la promessa della pizza dolce a pranzo.
Cosà mi sento anche quando mi si domanda perche' scrivo poesie. La risposta naturale non sarebbe soddisfacente per l'interlocutore. Sono diventato poeta perche' ho sentito dire che c'erano i poeti e anch'io volevo fare quanto facevano quegli impenetrabili e terribili adulti. Volevo rubare il segreto della loro affascinante sicurezza.
Cosi' Attila Jozsef.
Forse verra' il tempo in cui la lotta fratricida tra adulti e bambini cesserà e forse la PNL avrà giocato un suo ruolo in questa vera rivoluzione antropologica.
Alberto Schiavi
01 Dic 2009
PNL  -  Il rapport e i neuroni specchio
tratto da “In queste cellule ho visto l'Io”, Tuttoscienze, La Stampa
Esiste un fenomeno naturale dell'interazione umana e del quale ciononostante non abbiamo sempre coscienza: è il mimetismo comportamentale che sorge ogni volta che la comunicazione tra due o più persone si svolge armoniosamente. La P.N.L. dà a questo fenomeno il nome di rapport.
Se si guardano due persone che parlano, si potrà notare molto rapidamente che esse hanno delle attitudini simili, più precisamente, le posture, i gesti sono similari, in qualche modo sincronizzati; se si può udire la conversazione si potrà notare inoltre che le voci sono “accordate”, il tono, il volume, il ritmo, le intonazioni e la scelta delle parole.
Fenomeno più notevole ancora, ogni cosa si produce come se una persona guidasse l'altra e ciò una volta per una: una cambia la postura o il ritmo della voce e l'altra la segue. La P.N.L. chiama questo: guidare.
Quale che sia l'obiettivo della conversazione il rapport è necessario, vale a dire che senza di esso diventa impossibile raggiungere l'obiettivo, poiché in sua assenza la comunicazione non passa.
Sappiamo tutti come si svolge un colloquio fruttuoso, interessante per ogni partecipante, abbiamo già provato l'impressione di essere perfettamente capiti dai nostri interlocutori e anche di comprenderli. Quando questo succede possiamo dire che abbiamo un buon contatto con tale o tal'altra persona, ma questo per lo più è frutto del caso. Se esistono delle affinità tra persone che favoriscono tali buoni contatti nondimeno è possibile creare – artificialmente – o ad arte, un buon contatto con le tecniche della P.N.L. e in specifico con le tecniche di rapport. Attraverso questo processo si stabilisce e si mantiene un buon rapporto interpersonale di reciproca fiducia e accordo. Nel momento in cui si crea questa speciale intesa tra due persone, l'uno sarà portato inconsciamente e più facilmente a rispondere in modo positivo agli stimoli dell'altro e alla sua persona in generale. Si stabilisce una sorta di rispecchiamento. Attraverso di esso noi rimandiamo all'interlocutore, col nostro atteggiamento, lo stesso comportamento che appartiene alla sua concezione del mondo. Diventare uno specchio dell'altro, riflettendone la posizione corporea (ad es. le gambe accavallate durante un discorso, le dita delle mani intrecciate tra di loro, l'espressione facciale, fino ad arrivare al tono della voce e alla respirazione), verrà percepito dal suo inconscio come empatia, somiglianza, affinità. Rispecchiare, rispecchiamento… Ecco che insistentemente richiamati entrano in scena i neuroni specchio.
“Dott. Iacoboni, con Giacomo Rizzolatti lei è uno dei protagonisti mondiali delle ricerche su queste cellule tanto intriganti. Si sostiene persino che sono legate al senso morale. Si sta esagerando?” E il dottor Iacoboni avrebbe risposto: “Lei come ogni petulante giornalista, per confondere il lettore, inizia dalla fine, vuole a tutti i costi creare sensazione. Tuttavia non ha detto una pura fregnaccia. Siamo proprio giunti dopo vent'anni di studi a questa conclusione!” E proseguendo: “Può sembrare un'affermazione esagerata. In realtà ha senso, perché la prima funzione dei neuroni specchio è capire le azioni degli altri. E come lei sa, lo studio del comportamento umano sotto il profilo teologico e filosofico è oggetto della morale o dell'etica. Quindi sembra proprio che siamo arrivati ai fondamenti biologici, ai mattoni naturali di questioni che erano collocate nel più alto dei cieli del pensiero umano. Comunque… non abbiamo ancora detto che cosa sono questi neuroni specchio. “Chissenefrega!” esclama il giornalista, ma il dottor Iacoboni pare non gli abbia dato retta e rivolgendosi direttamente alla telecamera e tenendo per il polso l'operatore avrebbe pronunciato questo discorso: “I neuroni specchio sono una varietà di neuroni molto speciale che si attiva sia quando si compie un'azione (con la mano, con la bocca…) sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri: da ciò la loro denominazione “specchio”. I neuroni dell'osservatore si attivano come se fosse lui stesso a compiere l'azione. Questi neuroni sono stati dapprima individuati nei primati, poi in alcuni uccelli e infine nell'uomo. Gli esperimenti hanno provato che i neuroni specchio fanno da mediatori per la comprensione del comportamento altrui. Una delle prima osservazioni ci ha fatto notare per esempio che un neurone specchio si attiva quando la scimmia (un macaco) strappa un pezzo di carta, ma si attiva anche quando la stessa scimmia ne vede un'altra fare lo stesso gesto o anche se sente solo il rumore della carta strappata, senza informazione visuale. Questa proprietà ha indotto i ricercatori a pensare che i neuroni specchio siano la matrice grazie alla quale la mente del primate (e cosà anche quella del bambino) codifica i primi concetti astratti in relazione ad azioni semplici del tipo indicato: “strappare carta”. Bisogna riflettere sul fatto che l'azione non è compiuta direttamente ma giunge come informazione di un'azione compiuta da altri. Su questa capacità “primordiale” di astrarre, di codificare un'azione si può cosà edificare ciò che è il proprio, lo specifico, del lavoro mentale: la capacità, sia pure embrionale, di intuire un comportamento finalistico, cioè avente uno scopo, la capacità cioè di prevedere e di anticipare; di adottare perciò una strategia di azione e di comportamenti svincolati dall'istinto. Ecco perché riteniamo di aver rinvenuto i mattoni primordiali del comportamento umano.” A questo punto al giornalista parve tornato il suo momento e formulò una domanda a suo giudizio pertinente e la rivolse d'impeto al dottor Iacoboni: “Leggiamo nelle menti?” Il professore con un moto di stizza sovranamente trattenuta, non disdegnò tuttavia di considerare il quesito, il cui responso conteneva implicazioni che avrebbero immensamente favorito la comprensione degli studenti di PNL, e perciò con una strizzatina d'occhio al nostro indirizzo rispose: “Quando interagiamo con gli altri, le azioni di chi ci sta di fronte hanno un'importanza fondamentale, dal viso alla voce. Sono segnali che trasmettono le intenzioni mentali, come voler bere un bicchier d'acqua o esprimere tristezza. Ecco perché le azioni sono cosà importanti per l'empatia e il senso morale. Se il processo evolutivo ha creato queste cellule, che simulano i comportamenti di chi ci circonda e percepiscono i processi mentali ed emozionali, siamo dinnanzi a un processo biologico fondamentale: solo connettendoci con gli altri possiamo comportarci in modo morale. ”
Gli studenti della PNL ringraziano.
Gabriele Beccaria
04 Nov 2009
PNL  -  Andrea Di Gregorio e Giovanni Pascoli
PNL e Letteratura
"Che c'entrerà mai Andrea Di Gregorio con Giovanni Pascoli" direte voi!
Adesso ve lo spiego io.
Andrea Di Gregorio è il benemerito autore di un delizioso volume intitolato "Beata confusione". Con vera maestria Di Gregorio seguendo un'avvincente trama di romanzo ci espone con semplicità i principi fondamentali della PNL. A partire dall'esistenza quotidiana, dai crucci interiori di un uomo che non sa più bene che significato dare alla propria vita: questo è l'inizio essenziale efficace e sufficiente. Trasognato capita in una stazione ferroviaria deserta dove ha un incontro straordinario con un bambino. Quel bambino misterioso incomincia a parlargli della Coscienza, dell'Io, e così tra i due s'intesse un fitto scambio di dialoghi basati su una profonda affinità. Non potrebbe essere diversamente perché quel bambino è lui stesso. L'idea che decidendo di affrontare a viso aperto i nostri fantasmi interiori ci saremmo trovati davanti noi stessi sotto forma di bambino è tutta di Di Gregorio. Ma il modo in cui Di Gregorio ha sviluppato il suo tema a un certo punto mi ha suscitato la curiosità irrefrenabile di vedere che cosa ne avrebbe pensato Giovanni Pascoli. Accostamento ardito, per non dire arbitrario! Stiamo a vedere!
Giovanni Pascoli è quel poeta a tutti noto per le poesie studiate a scuola; ma era molto di più. Egli era un mostro di erudizione letteraria, profondissimo conoscitore di letteratura greca e latina, patriota al modo in cui lo furono i primi socialisti ed anche aspirante vate; e ciò che è molto meno conosciuto: capostipite degli scopritori dei sensi velati della Divina Commedia. I suoi continuatori più noti, per esempio Luigi Valli ed Ettore Cozzani furono suoi allievi. Di questa letteratura si parla poco ma… ma non è il nostro tema. Giovanni Pascoli è inoltre autore di quel piccolo saggio che ha per nome "Il fanciullino" che contiene la sua poetica, la sua visione del significato e dell'essenza della poesia. Egli ci spiega da dove sgorga e che cosa nutre dentro di noi. Comincia così:
"E' dentro di noi un fanciullino che non solo ha brividi (…) ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono e piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena meraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello."
Così, mi sembra, ho trovato una profonda affinità di concezione con la bella intuizione di De Gregorio proprio in Giovanni Pascoli. Mai avrei pensato tutte le volte che mi sono messo a meditare tra me e me di aver goduto della facoltà e il privilegio di ritrovare ancora sano e salvo un bambino, forse non del tutto contaminato. Ho cominciato subito a volermi un po' più bene. Forse non è del tutto sbagliato! Ma non divaghiamo.

"E cosa ci farei io all'interno della mia coscienza? Dice l'uomo del libro di "Beata confusione". E il bambino spiega: "Ti ci trovi, perché hai sempre rifiutato di ascoltarla, così lei stessa ti ha portato dentro di sé. Vedi, nella vita, ci sono molteplici occasioni per sentire la propria coscienza; sono molti i momenti che ti conducono alla riflessione, la vita stessa è fatta di questi momenti e ogni essere umano può accorgersene attraverso una sensazione inusuale che oltrepassa la sensibilità corporea. Oltre tale limite si incontra la coscienza, ma l'avvalersene non è così semplice come si potrebbe pensare. A volte capita che siano momenti traumatici – il dolore della malattia, la vicinanza della morte – a risvegliare l'attenzione, altre invece l'amore, piuttosto che l'esprimere se stessi nella propria realizzazione o nella creatività; sono tutti momenti che inducono a sentirsi, ad ascoltarsi."
A questo punto Giovanni Pascoli dà la mano a Di Gregorio e aggiunge con parole sue:
"Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell'età giovanile forse così come nella più matura, perché in quella, occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita, meno badiamo a quell'angolo d'animo donde esso risuona. E anche, egli, l'invisibile fanciullo, si pèrita vicino al giovane più che accanto all'uomo fatto e al vecchio, che più dissimile a sé vede quello che questi. Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo; ché ne sdegna la conversazione, come chi si vergogni d'un passato ancor troppo recente. Ma l'uomo riposato ama parlare con lui e udirne il chiacchiericcio e rispondergli a tono e grave; e l'armonia di quelle voci è assai dolce ad ascoltare."

E poi una domanda difficile nella serena e stringente consequenzialità del Pascoli, a cui non basta una vita per dare risposta:

"Ma è veramente in tutti il fanciullo musico? Che in qualcuno non sia, non vorrei credere né ad altri né a lui stesso: tanta a me parrebbe di lui la miseria e la solitudine. Egli non avrebbe dentro sé quel seno concavo da cui risonare le voci degli altri uomini; e nulla dell'anima sua giungerebbe all'anima dei suoi vicini. Egli non sarebbe unito all'umanità se non per le catene della legge, le quali o squassasse gravi o portasse leggere, come uno schiavo o ribelle per la novità o indifferente per la consuetudine. Perché non gli uomini si sentono fratelli tra loro , essi che crescono diversi e diversamente si armano, ma tutti si armano, per la battaglia della vita; sì i fanciulli che sono in loro, i quali, per ogni poco d'agio e di tregua che sia data, si corrono incontro, e si abbracciano e giocano.

Al ché Di Gregorio, che ha ancora la mano calda della stretta di mano di Giovanni, osserva che il suo uomo andò alla finestra; E vide che:

"…per strada la gente camminava imbacuccata nei cappotti, affaccendata in chissà quali importanti cose. Era curioso sapere che in ognuna di quelle persone viveva una coscienza, magari animata da tanti piccoli bambini, come quello che lui stesso aveva conosciuto e che già gli mancava, nonostante ne sentisse ancora la presenza."

Veniamo a ciò che del Pascoli è più noto: la risposta al perché la poesia appartiene al piccolo che ci portiamo dentro se tanto la vita ci ha dato di non averlo soffocato completamente. E così cominciamo ad insinuare sottilmente la tesi capitale del Pascoli che poco per volta, svolgendosi in modi imprevisti sfocerà in modo curioso e sfacciato in direzione della distinzione fondativa della PNL. Sì, proprio quella: la differenza tra mappa e territorio. Diavolo di un Pascoli! Prima di darci la sua segreta formula, la formula della sua poetica, egli indugia non poco a illustraci i caratteri della psicologia del bambino, ignota agli psicologi verrebbe da dire, ma non alla sensibilità di un vero poeta, rilevandone i caratteri che talvolta agli adulti paiono fastidiosi e che non si prestano perciò alla retorica scientifica o casalinga sul bambino, e quindi vengono taciuti, ignorati o repressi come opera del maligno. Pascoli li riconosce e il suo immenso sorriso li accoglie con animo sereno. L'unico studioso, inviso, spiace dire, agli specialisti della psiche infantile, che potrebbe renderebbe giustizia a queste finissime osservazioni è Maria Montessori…

"Poesia è trovare nelle cose, come ho a dire? Il loro sorriso e la loro lacrima; e ciò si fa da due occhi infantili che guardano semplicemente e serenamente di tra l'oscuro tumulto della nostra anima. A volte, non ravvisando essi nulla di luminoso e di bello nelle cose che li circondano, si chiudono a sognare e a cercare lontano. Ma pur nelle cose vicine era quello che cercavano, e non avervelo trovato fu difetto, non di poesia nelle cose, ma di vista nelle occhi."
In queste due frasi è racchiuso il senso del romanzo di Paolo Coelho, L'Alchimista. Questa è la contemporaneità di Pascoli e la fondatezza della presunzione folle e grandiosa al tempo stesso della PNL di cambiare semplicemente il passato della persona afflitta e gravata della sua storia e del suo dolore, per restituirla ad una saggia e attiva serenità. E conclude:
"Or dunque intenso il sentimento poetico è di chi trova la poesia in ciò che lo circonda, e in ciò che altri soglia spregiare, non di chi non la trova lì e deve fare sforzi per cercarla altrove. E sommamente benefico è tale sentimento, che pone un soave e leggero freno all'instancabile desiderio, il quale ci fa perpetuamente correre con infelice ansia per la via della felicità."

Pascoli non contento di enunciare la sua poetica dopo averla così profondamente meditata e ragionata e sentita nel suo animo, si rivolge agli antichi per averne decreto e conferma più sicuri: al suo amato e venerato Virgilio. Questi propositi gli varranno l'accorato elogio di Carducci, che lo ringraziò quasi stupefatto di avergli fatto scoprire un nuovo poeta. Pascoli chiede: era o non era al suo posto, nel secolo d'Augusto, il cantore delle Georgiche? E con ciò intendeva chiedere se nel mezzo delle guerre civili non fosse al suo posto il poeta che cantava la serena e rimuneratrice vita dei campi? Già Catone e Varrone avevano scritto di agricoltura prima di Virgilio. Ed erano uomini di molto giudizio e sapere. E davano consigli saggi per ogni evenienza. Pascoli si diffonde a darne qualche esempio, a che pro? Vediamo:

"Varrone infatti riferisce questa elegante distinzione delle cose con le quali si coltivano i campi: << Altri autori le dividono in tre generi: strumento vocale, semivocale e muto; vocale in cui sono gli schiavi, semivocale in cui sono i bovi, muto in cui sono i carri >>. E' naturale, s'intende, che Virgilio scrivendo di proposito sull'agricoltura, in versi bensì ma non a fantasia, in versi ma dopo avere studiato l'argomento anche sui libri degli altri, parlasse a ogni momento, oltre che dei carri e dei bovi, di quello strumento precipuo della coltivazione che erano gli schiavi…"

Ma, osserva acutamente il Pascoli, non ci sono schiavi per Virgilio! "Nei suoi poemi non c'è mai nemmeno la parola 'servus' (…) e a proposito di altri tempi e di altri costumi: tempi e costumi in cui il poeta vede bensì i re serviti da molti schiavi; eppur chiama questi 'famuli' e 'ministri', non 'servi'. Ma i suoi campi, quelli che esso insegnava a coltivare, quelli che arava e seminava con i suoi dolci versi, quelli non hanno gente incatenata e impedita." (…) "Gli agricoli di Virgilio né sono schiavi né mercenari."

Così Pascoli arruola Virgilio presso di sé e dice:

"Per questo non Virgilio proprio, ma il fanciullo che egli aveva in cuore, non voleva gli schiavi nei campi. Diremo noi che Virgilio attingesse dai libri di qualche filosofo o di qualche profeta questa legge di libertà? No: egli stesso ne era forse inconsapevole, di questa libertà che proclamava. Era la sua poesia che aboliva la servitù, perché la servitù non era poetica. Non era poetica, e il divino fanciullo, che non vede se non ciò che è poetico, non la vedeva,"

Sembra abbastanza chiaro. E non vorremmo turbare l'incanto di queste righe andando ad arzigogolare sul rapporto tra mappa e territorio e sul fatto che in questo caso la mappa riflessa dal bambino getta un'aura luminosa e positiva sul territorio mentre la mappa dell'adulto infelice getta delle ombre che prolungano le losanghe di una rete calata su fondali desolati da marinai addormentati.
Alberto Schiavi
31 Ott 2009
Didattica  -  Patrocinio dell'Università degli Studi di Bergamo
Corso di Counseling ad indirizzo PNL Sistemico
Sono lieto di poter annunciare che Lexis ha ottenuto il patrocinio dell'Università degli Studi di Bergamo per l'erogazione del corso triennale di Counseling ad indirizzo PNL Sistemico.
E' la prima volta in Italia che una scuola di Programmazione Neurolinguistica ottiene un simile riconoscimento.
La PNL insegnata seriamente e con un'alta professionalità ottiene cosi' l'attenzione che si merita. Anni di lavoro svolti con l'attenzione sempre rivolta alla qualità hanno premiato l'impegno dei nostri Trainers e della nostra struttura didattica.
Le prime due annualità, Basic e Master Practitioner, saranno condotte dai Trainers di Lexis, mentre gli insegnamenti istituzionali inerenti la psicologia saranno gestiti direttamente dai docenti dell'Università di Bergamo.
Grazie alla partnership stretta con GI Group, il corso sarà, inoltre, totalmente finanziabile dalla Regione Lombardia tramite il Sistema Doti. Per maggiori informazioni si prega di contattare la nostra segreteria.
Andrea Di Gregorio
30 Set 2009
PNL  -  La PNL e la Linguistica
PNL e Scienza
La PNL, nel suo tipico pragmatismo, si definisce come un insieme di modelli. Il modello indica semplicemente la descrizione del modo di operare su qualcosa, mentre la teoria scientifica è gravata dall'onere di trovare una spiegazione del perchè i vari modelli sembrano interagire con la realtà'.
Queste righe ed altre che seguiranno avranno lo scopo di dimostrare che non e' tuttavia cosà ardua trovare riferimenti teorici scientifici e riconosciuti come tali dall'establishment scientifico, se solamente non si voglia confondere il campo dello studio e della ricerca con l'ambito del sapere riconosciuto e convertito dalle istituzioni dello stato in prassi amministrativa. Tra i due campi vi sarà sempre uno iato – diremmo quasi incolmabile – anche solo di tipo temporale, tacendo su quelli che potrebbero essere tanti altri impedimenti di natura non sempre nobile. Ciò non vuol dire che per questi motivi sia impedito ad alcuno di ragionare con la propria testa e di capire e indagare in che modo risultati accertati da notevoli e numerose esperienze si verifichino anche se non sono previsti in un quadro di leggi e regolamenti.
La PNL è quindi un campo di conoscenze relativamente giovane, gode o patisce (a seconda di come si voglia considerare il suo status ancora ibrido) di una condizione di libertà o di soggezione culturale, ma come cercheremo di indicare non è per niente avulsa da legami con un vasto e profondo retroterra scientifico nell'accezione comunemente intesa. La disciplina scientifica cui ci riferiremo in questa occasione è costituita dalla linguistica quale è stata rinnovata da Noam Chomsky, che è d'altronde una dei costituenti fondamentali della riflessione degli ideatori della PNL. Essa non necessita di patente di scientificità alcuna, se l'è conquistata sul campo, e non potremmo certamente dargliela noi; sennonché a causa di alcuni suoi postulati, tardivi per la verità, che appartengono alla riflessione finale di Chomsky nel tentativo di inserirla nel più vasto quadro delle scienze che studiano l'Uomo come soggetto naturale ha provocato la più fiera opposizione da parte degli psicologi. Essendo la PNL un insieme di conoscenze che fa riferimento alla mente dell'uomo, e per quanto la terminologia possa essere varia e complicata, non può non toccare temi comuni alla psicologia e alla linguistica nel suo carattere di manifestazione dello psichismo umano.
La PNL parte dal riconoscimento che esistono notevoli differenze tra la “mappa” e il “territorio”, anzi che non sono per niente la stessa cosa, sebbene l'una abbia relazioni in modo inequivocabile coll'altro. Tale riconoscimento è fondamentale poiché conduce ad interrogarsi sul modo in cui la mappa rifletta – sia pure in modo deformante - in sé il territorio; e se vi sono delle deformazioni di che natura siano e se esista il modo di indagarle. Si giunge cosà al concetto di “modellamento” della realtà, poiché esperienze simili o identiche vengono vissute e codificate “modellate” diversamente sulle mappe individuali. R. Bandler e J. Grinder si basano sui lavori del linguista N. Chomsky per distinguere 3 regole che sono alla base della codificazione dell'esperienza, e perciò del “modellamento” soggettivo della realtà. Esse sono: la generalizzazione, l'omissione, (n.d.r. cancellazione), la distorsione. Queste 3 regole di modellamento della realtà presentano dei vantaggi ma altrettanti inconvenienti nel senso che determinano i limiti delle nostre mappe della realtà, ostacolando in modo considerevole le nostre possibilità di scelta, vale a dire la nostra plasticità comportamentale o in altri termini le nostre capacità di adattamento. Grazie a queste 3 regole fondamentali gli ideatori della PNL hanno potuto mettere a punto il “Metamodello del linguaggio” un insieme di tecniche destinate a mettere in evidenza l'azione limitante delle regole di modellamento per quanto attiene ovviamente al linguaggio verbale. Risultato decisivo se si pensa che il linguaggio verbale costituisce uno dei principali strumenti di comunicazione dell'esperienza e riflette direttamente le zone d'ombra che si manifestano nel nostro modo di rappresentare la realtà.
Tale metamodello scaturito dallo studio dei lavori del celebre linguista, parte dal postulato dell'esistenza di due livelli linguistici: la “struttura superficiale” che comprende gli enunciati che ci servono per comunicare e la “struttura profonda” che è la rappresentazione linguistica completa della esperienza alla quale la prima si riferisce. Se vogliamo esiste un parallelismo concettuale molto stretto con la relazione posta da Korzybsky e da noi richiamata all'inizio tra “mappa” – superficiale e “territorio” – profonda. Il lavoro dello psicoterapeuta consiste a esplorare i limiti della rappresentazione della realtà del soggetto esaminando gli enunciati “superficiali” e a estendere i confini di tale rappresentazione ripescando nuovi dati conservati nella struttura profonda della memoria verbale. Con ciò il soggetto acquista una rappresentazione della realtà molto più ricca e feconda in grado di offrire una nuova interpretazione della realtà talvolta molto divergente rispetto a quella iniziale, facendo apparire sommamente realistico un nuovo potere di azione basato su un nuovo potere di scelta.
Nella struttura profonda del linguaggio – e qui veniamo al nostro tema – Noam Chomsky intravvede l'esistenza di Invarianti, cioè di strutture facenti parte del nucleo di ogni lingua, che lo autorizzano a parlare di Grammatica Universale, facente parte della dotazione naturale di ogni essere umano e che diventa una sorta di corredo biologico di ogni bambino, in quanto essere naturale e essere culturale, come facoltà che si trova quindi al crocevia della sua doppia natura. Il possesso di questa “grammatica universale” dà ad ogni bambino per via innata la possibilità di imparare una lingua, qualunque essa sia, a seconda dell'ambiente in cui è immerso, in cui nasce, cresce e si sviluppa.
Con questo assunto N. Chomsky entra decisamente e in modo novatore rispetto ai linguisti precedenti in territori che sconfinano in altre discipline, in particolare nella psicologia dell'età evolutiva, per citare solo la principale che ci tocca da vicino, suscitando perplessità e resistenze ancora oggi non sopite. Alla domanda su che cosa pensasse dei rapporti tra psicologia e linguistica, Chomsky rispose: “Secondo me, non si può parlare di “rapporti” tra la linguistica e la psicologia, perché la linguistica fa parte della psicologia; non posso concepirla in altro modo… La vera psicologia del linguaggio è una disciplina che comprende lo studio del sistema acquisito (la grammatica), lo studio dei metodi di acquisizione (legati alla grammatica universale), dei modelli di percezione e di locuzione, e lo studio delle basi fisiche del tutto. Questo forma un tutto, e i risultati, ottenuti a partire dallo studio di una delle parti, contribuiscono alla comprensione delle altre.” (N. Chomsky, Intervista su linguaggio e ideologia, Laterza, 1977, pp.42,43)
L'ipotesi di Chomsky è che la struttura del cervello nelle sue aree deputate all'acquisizione di una o più lingue, contenga per via genetica e perciò innata le informazioni riguardanti la “Grammatica universale”; che solo l'esistenza di questo dispositivo consenta l'analisi, l'assimilazione e la strutturazione dei suoni ambientali rispondenti al linguaggio, e quindi l'esclusione di tutti gli altri “rumori”. E' questa una posizione decisamente “innatista” nel senso che tutte o pressoché tutte le scuole di psicologia “scientifica” che Chomsky per brevità chiama “empiriste” (vi rientrano sia il “Comportamentismo” di Skinner, che lo “Strutturalismo” di Piaget), che sono le principali amano considerare il cervello una “tabula rasa”, un “organismo vuoto”, sui quali gli stimoli, in questo caso sonori, provenienti dall'ambiente lasciano progressivamente le sue tracce che per una sorta di accumulo progressivo di stimoli e risposte, o di reazioni circolari generano dal nulla il linguaggio. La tesi chomskyana viene a turbare grandemente queste concezioni e per ora gli psicologi ufficiali scientifici sono riusciti a tenerla al palo in lista di attesa. Non avremmo però toccato questo argomento se nel frattempo, oggidà non potessimo indicare ben tre scuole di pensiero, tre discipline sorelle, che per vie indipendenti sono arrivate alle medesime ipotesi chomskyane: la “vecchia” psico-pedagogia montessoriana, l'etologia umana fondata dall'allievo di K. Lorenz, Eibl-Eibesfeldt e l'antropologo statunitense Marvin Harris che fa scuola, autore di un libro che ha per titolo: “La nostra specie.”
Alberto Schiavi
04 Set 2009
PNL  -  Troppi alibi, siamo quasi sempre noi i responsabili dei nostri insuccessi
articolo pubblicato da: www.corriere.it
La vitalità e' una forza interiore, un'energia che vuole la vita e trasmette vita. Si manifesta nel modo più semplice come gioia di esserci, entusiasmo, ottimismo. Ci sono delle persone che si svegliano liete al mattino ed esco­no di casa aperte, curiose verso il mon­do. Queste stesse persone sanno anche fronteggiare le situazioni piu' difficili e i piu' gravi pericoli. Naturalmente an­che loro soffrono, anche loro hanno pa­ura, pero' non si abbandonano alla di­sperazione, ma riflettono, esplorano, cercano delle nuove soluzioni, e alla fi­ne trovano una via d'uscita.

Molti pensano che le qualità piu' im­portanti per affrontare il mondo siano il rigore, la fermezza e la volontà'. In re­altà sono altrettanto importanti quali­tà come la creatività, la curiosità, la duttilità, la capacità di allentare la ten­sione, e di ricavare piacere dal lavoro che stai facendo. E soprattutto la capa­cità di analizzare se stessi, le proprie azioni, di vedere i propri errori e di cor­reggerli subito. Molti danno la colpa delle loro di­sgrazie, dei loro insuccessi, alla sfortu­na, alla malvagità, all'incomprensione degli altri. Si lamentano, criticano tut­to e tutti e finiscono col diventare tristi e noiosi. Invece quasi sempre siamo noi i responsabili dei nostri insuccessi. Perche' siamo stati pigri, non ci siamo dati abbastanza da fare, perche' ci sia­mo sopravvalutati, siamo stati arro­ganti, oppure troppo creduloni, inge­nui. Chi ha una grande vitalità cerca sempre di prevedere le conseguenze del­le sue azioni e quando le cose vanno male ha la forza di capire dove ha sba­gliato e di cambiare strada. Le persona­lità veramente creative si rigenerano in continuazione, sono sempre nuove, sempre giovani.

Chi e' ricco di vita sa riconoscere la vi­ta e non la teme. Queste persone percio' sanno cogliere negli altri le qualità posi­tive da valorizzare, su cui fare leva. Chi e' ricco di vita trasmette vita, genera vi­ta. Esse perciò trasmettono forza, fidu­cia, speranza, desiderio di agire. Due virtu' indispensabili per tutti coloro che vogliono creare, costruire in qualsiasi campo, scientifico, artistico o politico. Tutti i personaggi che hanno lasciato la loro impronta nella storia hanno sem­pre saputo scegliere i propri collabora­tori e convincerli, stimolarli, motivarli e suscitare entusiasmo. Chi non crede, chi non ha passioni, chi non sa amare, non sa sognare, non sa donare, non pro­duce nulla e non lascia nulla.

Fonte originale
Francesco Alberoni
01 Set 2009
PNL  -  Le Profezie Autoavveranti
Ai confini della PNL
Forse non tutti sanno che di profezie autoavveranti ne abbiano un esempio formidabile nella nostra letteratura, e per opera di un certo autore, e che autore!
Ma prima di tutto che cos'è una profezia che si autoavvera? Molto semplicemente è un tipo di predizione che per il fatto di essere proclamata genera in coloro che ne sono i destinatari o che semplicemente ne vengono a conoscenza dei comportamenti che in maniera involontaria concorrono a realizzare l'evento pronosticato.
Se ci si documenta si viene a sapere che un sociologo americano di nome Robert K. Merton, introdusse il concetto nelle scienze sociali nel 1948, inserendone la trattazione nel suo voluminoso trattato “Teoria sociale e struttura sociale”. La definizione che ne diede è la seguente: “ Una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l'avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità”. A sua volta Merton venne a conoscenza di questo paradosso dell'agire sociale tramite le riflessioni di un altro sociologo, un suo celebre collega di nome William Thomas, il quale coniò il “Teorema di Thomas” che recita: “Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”. E' evidente che se tali proposizioni rispecchiano dati di fatto, realtà sociologiche e psicologiche veritiere, non possono non avere un'immensa importanza nelle scienze sociali che studiano e trattano l'agire collettivo, e la cui conoscenza diventa uno strumento di guida e di governo da parte di qualsivoglia leader politico. Ciò che è oltremodo interessante è che, forse non in questa veste “scientifica” ma in una forma più empirica, e in letteratura più aforistica, sembra siano già state alla portata dei filosofi della politica, dacché i filosofi si sono occupati di politica. E quindi si potrebbe quasi dire da sempre, se pensiamo tra gli altri all'impegno profuso da Platone nello stabilire le leggi della sua Repubblica. Ma stando ai riferimenti accertati, per esempio, Paul Watzlawick premette al suo saggio “Profezie che si autodeterminano” l'asserzione del filosofo Thomas Hobbes vissuto nel XVII sec., che nel suo “Behemoth” esclama: “Spesso la profezia è la causa principale dell'evento profetizzato”.
Tuttavia per chiarezza espositiva, prima di esibire il nostro reperto letterario, non sarà inutile riportare l'esempio di profezia che si autoavvera che lo stesso Merton riteneva illuminante:
“Un mercoledì mattina del 1932, Cartwright. Millingville va a lavorare. Il suo posto è alla Last National Bank ed il suo ufficio è quello del Presidente. Egli osserva che gli sportelli delle casse sono particolarmente affollati per essere di mercoledì; tutte quelle persone che fanno dei depositi sono inconsuete in un giorno della settimana che è lontano da quello in cui si riceve lo stipendio. Millingville spera in cuor suo che tutta quella gente non sia stata licenziata e incomincia il suo compito quotidiano di presidente. La Last National Bank è un istituto solido e garantito. Tutti lo sanno, dal presidente della banca agli azionisti a noi. Ma quelle persone che fanno la coda davanti allo sportello delle casse non lo sanno; anzi credono che la banca stia fallendo, e che se essi non ritirano al più presto i loro depositi, non rimarrà loro più nulla; e così fanno la fila, aspettando di ritirare i loro risparmi. Fintanto che l'hanno solo creduto e non hanno agito di conseguenza, hanno avuto torto, ma dal momento che vi hanno creduto e hanno agito di conseguenza, hanno conosciuto una verità ignota e C. Millingville, agli azionisti, a noi. Essi conoscono quella realtà perché l'hanno provocata. La loro aspettativa, la loro profezia si è avverata; la banca è fallita.”
Ciò che almeno per noi, nel nostro ambito di studenti della PNL, riveste non poca importanza è che si è costatato che tale profetica “legge”, non governa solo le collettività, bensì ha la sua validità anche su scala individuale.
La PNL ci insegna che la nostra attenzione si rivolge principalmente a ciò che costituisce o che non contraddice il nostro sistema di credenze. Perciò molto grande è l'inclinazione del piano che ci condurrà a isolare tutti quei dati che concorreranno a dare conferma alle nostre aspettative, realizzando perciò in piccolo il contenuto di una profezia che si autodetermina.
Per esempio se una donna crede che tutti gli uomini siano dei traditori probabilmente noterà solo uomini traditori. Proprio perché tenderà a trattarli come tali, incontrerà uomini che la tradiranno. L'atteggiamento della donna volto a priori a scovare il vizio morale produrrà un discredito anticipato e del tutto gratuito nell'uomo coinvolto, e di fatto orienterà da subito il rapporto su binari precostituiti invalidando automaticamente la personalità dell'interessato il cui risentimento potrà condurlo molto più facilmente al tradimento.

Da ciò si comprende come uno dei presupposti della PNL sia l'enfasi posta sull'assioma: “La mappa non è il territorio”. Le mappe sono numerose quante sono le persone e per fortuna non tutte le donne quindi improntano i loro atteggiamenti amorosi alla credenza “Tutti gli uomini sono traditori”. Meglio cambiare la mappa e individuare quella che conduce al di là del presunto territorio ove campeggia la scritta: “Qui si tradisce!”

Veniamo dunque al nostro testo.
“Così il trambusto andava sempre crescendo a quel primo disgraziato forno; perché tutti coloro che gli pizzicavan le mani di far qualche bell'impresa, correvan là, dove gli amici erano i più forti, e l'impunità sicura. A questo punto eran le cose, quando Renzo, avendo ormai sgranocchiato il suo pane, veniva avanti per il borgo di porta orientale, e s'avviava senza saperlo, proprio al luogo centrale del tumulto…” - Sì, proprio così, si tratta dei Promessi Sposi. – Andiamo avanti.
“Già era di nuovo finita la fiamma; non si vedeva più venir nessuno con altra materia, e la gente cominciava ad annoiarsi; quando si sparse la voce, che, al Cordusio s'era messo l'assedio a un forno. Spesso, in simili circostanze, l'annunzio d'una cosa la fa essere. Insieme con quella voce, si diffuse nella moltitudine una voglia di correr là: - io; tu, vai? Vengo; andiamo, - si sentiva per tutto: la calca si rompe, e diventa una processione.”

Ecco che anche Alessandro Manzoni attesta di essere a conoscenza di quella che noi oggidì chiamiamo “teoria della profezia che si autoavvera”. Non si sa più se dire se questa costatazione genera sorpresa, meraviglia o soltanto confusione, quando considerato più da presso le questioni che sembrano l'ultimo portato della scienza o del pensiero esse rivelano di essere vecchie non di ieri o dell'altro ieri ma di mille anni, come si potrebbe vedere per esempio nelle vecchie classificazioni dei tipi psicologici della caratterologia.
Giustamente, è stato notato che il racconto della sollevazione dimostra l'autentica conoscenza in Manzoni, della così detta “psicologia della folla”; conoscenza comprensibile, data l'esperienza “de visu” che ebbe dei disordini milanesi alla caduta del regno italico, il 20 aprile 1814, quando la folla infierì sul ministro delle Finanze. E bisogna proprio dire che considerato in questo ordine di idee “psicologia della folla” e “psicologia dell'individuo” grazie alla luce gettata dalla PNL sul rapporto mentale mappa - territorio, se non si ci si vuol arrischiare ad affermare che sono del tutto sovrapponibili, in determinate circostanze lo sono veramente. Entrambi “folla” e “individuo” non credono a ciò che vedono, ma vedono ciò che credono. Inversione di rapporto che noi riteniamo paradossale, ma dati alla mano finisce per essere del tutto consueto e ordinario e generatore di conseguenze talvolta positive, il più delle volte negative. Le profezie che si auto avverano possono essere una risorsa se la profezia è a vantaggio del mio obiettivo, di ostacolo, di grave intralcio e a volte insormontabile, se mi impedisce di “vedere” un'altra realtà, e cioè di usare una mappa diversa per decifrare il territorio. Non a caso, uno dei libri del grande psicoterapeuta Wayne W. Dyer s'intitola “Credere per vedere. Una via alla trasformazione”.
Alberto Schiavi
08 Apr 2009
PNL  -  A Letter from Steve Andreas to the NLP Community
Dear NLP Colleague:

This letter has several outcomes:

1. To announce the NLP Research and Recognition Project, describe what we hope it will accomplish, and what it is already doing.

2. To review some ecological concerns that some people have had about the project.

3. To ask for your help in spreading the word about the project.

4. To ask for your support, to whatever extent you feel comfortable.


The Project:

Anyone with even a little training in NLP knows from personal experience and client feedback how rapid and effective it can be. And we also know how often we are asked by skeptics, "What is the scientific evidence for NLP?" The simple answer is, "There isn't any." As a result, NLP is often dismissed as a "cult," or another "pop psychology" or "new age scam," particularly by many in the helping profession, and hundreds of thousands of clients who could have been helped have no opportunity to find out how effective NLP is. Moreover, because these techniques are not being fully investigated, the contributions that they might provide for practitioners in the fields of therapy, education, business, medicine, and other fields are not being realized.

The overall outcome of the NLP Research and Recognition Project is to support, coordinate, and fund rigorous scientific research in the field of NLP, in order to get wider recognition among therapy, education and health care professionals. To the extent that it is successful, the project should provide greater opportunities for all NLP practitioners, allowing us to help the multitudes of suffering clients who don't presently have access to the effective methods and skills that we all use.


The Director:

The project is being spearheaded by Frank Bourke, PhD, a psychologist with excellent research and clinical credentials who has been using NLP in his practice for some 30 years. He is a licensed clinical psychologist who was trained in research at the Institute of Psychiatry in London, has lectured at Cornell University, and who built a psychiatric management business which grew to include twelve hospitals.

In 2001, Frank came out of semi-retirement to go to New York after 9/11 to work with eight hundred survivors of the WTC from the AON Corporation. Using NLP, he was able to change the symptoms of the PTSD survivors he was treating much faster and more effectively than the thirty or so other therapists with whom he was working.

Frank is also a cancer survivor who used NLP methods to deal with the pain, and optimize the healing process with his cancer. When he realized he had "survived" and did the kind of life reevaluation natural to those circumstances, he decided to commit himself to do what he could to get NLP researched and recognized.

Frank presented his project proposal at the October 2006 conference of the Institute for the Advanced Studies of Health (IASH) in San Francisco. The project is planned to be a major effort, involving thousands of people, millions of dollars, and years of work. The project is further described at MailScanner has detected a possible fraud attempt from "www.nlpiash.org" claiming to be www.nlpRandR.net and this site will be updated periodically with new information.


Specific Outcomes:

The first program, already begun, is the development of a Hyperlink Library, referencing all the NLP publications and research work done to date in a searchable database.

The library is part of the supporting background documentation that is essential to establish that the kind of research projects we have planned are deserving of grants and foundation support.

We have submitted two proposals for presentations to the annual meeting of the International Society for Traumatic Stress Studies in November. One is on the Visual/Kinesthetic dissociation process, and another on Eye Movement Integration, NLP's version of EMDR. If accepted, we hope that they will establish credibility and interest researchers who already have grants in studying these and other NLP methods.

Faculty at Marshall University have already initiated research proposals.

The present list of outcomes is outlined in the Project Action Plan on the R & R web site MailScanner has detected a possible fraud attempt from "www.nlpiash.org" claiming to be www.nlpRandR.net and, of course, other specific plans will be formulated as the project responds to developments, and members step forward to formulate proposals and carry those plans into action.


Ecological Concerns:

When Frank made his proposal at the IASH conference, before members voted to approve taking on the project, a number of significant-and sometimes vehement-concerns about the project were expressed and discussed. I briefly summarize some of the most significant ones below. They are based on my recollections, and my best understanding of different aspects of the issues that were raised.

A discussion group has been established on the R & R site where all concerned can discuss any concerns further. (Register at MailScanner has detected a possible fraud attempt from "www.nlpiash.org" claiming to be www.nlpRandR.net and select the 'Discussion' menu option)

1. The first one that I had personally was, (with a 2005 AGI significantly below the poverty level!) "Where on earth are we going to find millions of dollars in funding!?"

Frank has both the professional credentials, and considerable experience in writing grants to philanthropic institutions for this kind of support (he is fluent in "academic") and he is already connected to an extensive network of people who have participated in this kind of effort. The bulk of funding will not be coming out of our own pockets.

2. Another concern was, "IASH represents a relatively small segment of the NLP community. Is this project going to result in promoting their commercial success at the expense of the rest of us?"

The membership of IASH voted to approve the project in order to provide the kind of non-profit sponsorship that is absolutely essential to create an "umbrella" for the kind of research grants that are needed in order to fund this kind of research. If anyone knows of other non-profit entities that might be willing to support some of the project's goals, please let us know, so that the project can have as wide a base as possible.

The project's current executive committee consists of Frank Bourke, Robert Dilts, Judith Delozier, Tim Hallbom, Dee Kinder, and Suzi Smith.

The project is expressly designed to be one that all in the field will benefit from-including those who choose not to actively participate at this time. It will favor none. We are writing to everyone in the NLP community that we can, and the mailing list developed by the R & R project will be used only for communication about the projects' activities, and will not be used for any other purpose, commercial or otherwise.

3. A major concern raised by a number of people was the possible impact of a successful project on those of us who are unlicensed. "If we are successful in proving that NLP methods work, will they be appropriated by licensed professionals, making it illegal for the rest of us to use them?"

There are several aspects to this issue. Foremost is that licensure is a completely separate issue from the use of specific methods. The methods of Cognitive-Behavioral Therapy-which are the most similar to NLP, and are some of the methods most validated by research -can be used by licensed professionals, and they can also be used by unlicensed people.

Licensure only specifies who can offer themselves to the public as having a particular professional title: psychologist, social worker, etc. I think it can be argued that if the R & R project is successful in proving that some NLP methods work, many clients might seek out NLPers rather than licensed professionals, in order to benefit from other NLP methods that have not yet been scientifically validated.

4. Some have explicitly declared that, "NLP is not a proper subject for rigorous research." Personally, with a "hard science" background in chemistry, I think that anything worthwhile can be researched. Research in its broadest and fundamental sense is simply a way to separate imagination from reality. Furthermore, with NLP's strong emphasis on sensory-based evidence procedures, detailed patterns of intervention, quick results, and rigorous behavioral testing of those results, I think NLP is much more easily researched than most other therapeutic approaches.


An Open Invitation:

We ask that you visit the web site MailScanner has detected a possible fraud attempt from "www.nlpiash.org" claiming to be www.nlpRandR.net where you can review a more detailed presentation of the project's goals, and register to join us in supporting the goals of the project. A number of individuals and organizations who participated in the 2006 IASH Conference, including NLP Comprehensive, NLPCA, NLPU, NLP NY, Canadian Association of NLP and NLP Midwest, have already agreed to support the R & R Project, and the list of our project sponsors-both individuals and organizations-is growing daily.

Registering will give you timely access to the project's ongoing progress, as well as opportunities to take a direct part in one or more aspects of the effort. At the present time, we are all unpaid volunteers. If you decide not to join us now, please keep abreast of our progress, and consider joining in the future.


A Request:

If you support the overall goals of the project, we ask you to send this announcement to your own list of people interested in NLP, so they can visit the web site, and get involved if they wish. Feel free to add any concerns or reservations you may have about the project. We are hoping for membership and input from all sectors of the field, and also from allied fields as well.

Please help us to get started by getting the word out to anyone you know who might be interested.

Thank you for your time and attention, and for doing the work that you do.


Steve Andreas

Acting Chair, Research Committee
The NLP Research and Recognition Project
Steve Andreas
06 Apr 2009
Vendita  -  T-Shirts e abbigliamento PNL firmato Lexis
Da oggi sono disponibili alcuni capi d'abbigliamento personalizzati Lexis!
Vai al negozio online.
Andrea Di Gregorio
11 Mar 2009
Organizzazione aziendale  -  La PNL entra nella tua realtà quotidiana
NLP Blog è un sistema interattivo che sfrutta le potenzialità di un potente database relazionale capace di ospitare contemporaneamente decine di migliaia di utenti connessi sulla stessa piattaforma Internet.

NLP Blog è frutto di uno studio di ricerca eseguita da Lexis, società che opera nella formazione e che ha tradotto diversi modelli PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) già conosciuti in un unico strumento di utilizzo pratico e quotidiano, uno strumento in grado di mettere in relazione la struttura dell"esperienza soggettiva di tutti coloro che si connettono alla rete, uniti da obiettivi condivisi.

Cosa puoi ottenere da NLP Blog?

Puoi affidare a te stesso ed ai tuoi collaboratori gli obiettivi strategici, perseguirli, monitorarli in termini qualitativi e disporre di una mappa che ti indica con chiarezza le ragioni di successo ed i punti critici della loro realizzazione.

Puoi ottenere, nel modo più efficace ed efficiente, i migliori risultati da te stesso e dai tuoi collaboratori, capendo quale è la differenza che fa la differenza nelle performance. Il tutto in modo oggettivo e condiviso.

Puoi legare gli obiettivi ad un efficace e rivoluzionario Sistema Premiante integrato perfettamente all'interno di NLP Blog. Stimolare con successo le persone che lavorano con te ottenendo il massimo da tutta la tua organizzazione.

Puoi mettere in relazione i risultati qualitativi del lavoro (come si sono raggiunti i risultati) all'interno della rete aziendale condividendo le informazioni tra tutti i collaboratori e attivando un sistema di comunicazione integrato che porti i responsabili e gli operatori a relazionarsi su come raggiungere al meglio i risultati prefissi, risparmiando tempo e destinando alle riunioni un obiettivo motivazionale, piuttosto che informativo.

Puoi avere una mappa su come la tua azienda sta seguendo i tuoi clienti, disponendo di tutte le informazioni che li riguardano. Disporre della storia relativa alle relazioni che essi hanno avuto con la tua azienda (Customer Relationship Management – CRM) e avere così sempre a disposizione le informazioni che servono a prendere le decisioni.

Puoi chiedere al nostro personale qualificato un'analisi dei bisogni formativi della tua azienda. Attraverso uno screening che avviene on-line i nostri formatori rilevano le aree di intervento più importanti e ti segnalano dove investire in formazione.

Puoi ottenere questo e tanto altro ancora!
Partecipare ad un incontro dimostrativo significherà per te accedere ad un'occasione importante per decidere il miglioramento delle performance tue e della tua azienda.

NLP Blog è l"evoluzione pratica della PNL
applicata alla quotidianità ed è disponibile ora!
Andrea Di Gregorio
05 Mar 2008
PNL  -  Cinema e PNL
Ricordando con piacere gli 'esperimenti' di comunicare e insegnare la pnl attraverso il cinema del corso Basic Practitioner, scrivo perchè vedendo il film "l'urlo dell'odio" con Antony Hopkins mi è venuta in mente proprio questa ricerca. Verso la metà del film i 3 dispersi si trovano in preda al panico nella foresta senza cibo ne possibilità di orientarsi. Quello che dei tre spiccava come 'Guida' dice: 'sapete perchè gli uomini che si perdono nel bosco muoiono?' 'Gli uomoni che si perdono nel bosco muoiono per la vergogna. Infatti perdono tutto il tempo a domandarsi perchè e come sia possibile che siano finiti così evitando l'unica cosa che salverebbbe loro la vita. 'Pensare'.
Mi è sembrato questo esempio, fortemente vicino al concetto che Watzlawich tratta nel libro 'change'. Watlawich sostiene che il cambiamento sia possibile nel caso in cui ci si interroghi sul cosa e su quali siano le circostanze, al contrario di perdere tempo inutile nell'indagare i perchè e le cause. Watzlawich dice infatti che anche la matematica (scienza certa) fa lo stesso. In un esempio da lui citato parla di una madre che non ottiene dal figlio un determinato comportamento. Il problema pare in seguito che stia nella comunicazione poco efficace, infatti la madre usa un tono burbero poco 'strategico'. La soluzione, dice Watzlawich, non passa attraverso i motivi per cui la madre strilli, ma attraverso il cosa siano i fattori che costituiscono la situazione presente. Nel film in egual modo, Antony Hopkins si rivolge ai suoi 2 compagni invitandoli a fare ciò.
Paolo Miramonti
12 Lug 2007
PNL  -  Nuovo video "La PNL secondo la filosofia di Lexis"
Questo video é rivolto a tutti coloro che sono rimasti confusi dalle differenti proposte riguardo la PNL ed a tutti coloro che sono alla ricerca di una proposta che soddisfi i propri obiettivi.
Questa intervista ad Andrea Di Gregorio, fondatore della scuola, spiega il modo con cui Lexis propone i corsi istituzionali di Programmazione Neurolinguistica, anche conosciuti come Basic Practitioner e Master Practitioner.
La scelta della scuola cui affidare il proprio percorso formativo é molto importante in quanto la filosofia che anima la formazione, soprattutto in corsi di questo tipo, può celare scopi a volte poco etici.
Dichiarare la propria filosofia é un segnale di trasparenza che Lexis vuole donare alle persone che vogliono iniziare un percorso con la PNL.
Andrea Di Gregorio
17 Feb 2007
PNL  -  PNL in Psichiatria
Nuove frontiere nella relazione d"aiuto al Paziente Psichiatrico.
Le notizie che seguono sono il frutto di un interessante carteggio fra l'Infermiera M.L.Bernardi e lo Psichiatra Dott. Fabrizio Marcolongo, moderatore della lista di discussione "PNL per tutti"

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Giovane manager omosessuale.... lavora nella moda. sviluppa dopo l"interruzione di un rapporto affettivo importante una dipendenza da benzodiazepine "stonandosi" tutti i giorni con un un intero flacone di gocce. Farmaco antidepressivo prescritto e assunto per 2 mesi senza efficacia. Immaginavo che l'abuso fosse affrontabile con Milton Model (allineamento dei livelli logici per una nuova vision e/o con collasso di ancore). Mi piacerebbe confrontarmi su questi aspetti metodologici per le situazioni di dipendenza da BDZ.
M.Luisa

-Quindi un assessment piu" accurato in fase di diagnosi e un farmaco meno "uncinante" come le BDZ, .. sarebbe stato meglio, ... ma poi la cosa piu" importante è lo stato di "self confidence" [sicurezza in se stessi] che si può instaurare quando si può ancorare uno stato di benessere e serenità, ... e farlo utilizzare "come farmaco" al posto delle gtt. di BDZ.
Ricordate: il nostro cervello ha già tutto ciò di cui ha bisogno, ... è un bellissimo ambiente ecologico.
Dr. Fabrizio Marcolongo
psicoterapeuta - psichiatra

-[SmartDrugs] bdz - ancorare uno stato di benessere

Scusate l'incisività del messaggio iniziale che ha assunto l"aspetto di vignetta....... troppo breve......
Lavoro in Psichiatria, conosco i farmaci. L"antidepressivo era stato prescritto da Psichiatra e l"assunzione non aveva sortito effetti benefici soggettivi nel paziente (........perciò l'aveva autosospeso, forse erroneamente dopo 8 settimane), ma lo stesso era invece restato ancorato per tutto il tempo alle sue adorate gocce di benzodiazepine aumentandole progressivamente fino all"abuso continuativo e massivo. E sul fatto che si possano considerare un veleno potentissimo sono d'accordo, ma non avvelendandosi che si muore?
Oggi il paziente verrà per la seconda volta e vi aggiornerò ...facendo tesoro delle vostre considerazioni. un grazie di cuore.
M.Luisa Bernardi

-[SmartDrugs] bdz - ancorare uno stato di benessere

Prima di tutto, G R A Z I E , Maria Luisa!!
Della breve ed interessante vignetta clinica e poi per il tema interessante.
Sorvolo l'aspetto del considerare le BDZ antidepressivi.
Maria Luisa, sicuramente tu saprai che le BDZ non sono antidepressivi, ... ed hai riportato così come ti è stato raccontato.
Saprai che basta sfogliare qualunque manuale di psichiatria per accorgersi che non è così.
Le BDZ sono farmaci antiansia, miorilassanti e pericolosi, dovrebbero essere utilizzati come antiansia, per soli 4-5 gg. [AL MASSIMO!!!]: io rispondo da Genova.
La città di Beppe Grillo e Maurizio Crozza [Crozza Italia] e quindi sono un po' legato alle descrizioni "ad effetto" delle invenzioni e delle soluzioni facili [così come per Maurizio Crozza la vespa è stato il veicolo più pericoloso MAI fabbricato in uno stato europeo, così le benzodiazepine sono un veleno potentissimo!!].
Quindi
1) gli antidepressivi ci sono, ... ma sono altre molecole!!!
2) In qualche modo "l'essere stonato" per il nostro CI ["cuore infranto"] può avere una intenzione positiva: essere cosciente il meno possibile del dolore psichico della perdita. Chi ama veramente [non importa se omo o etero, ... l"amore fa male nello stesso modo se non è corrisposto!!!...] di solito in queste situazioni sta molto male! Ed è disposto a fare veramente qualunque cosa pur di alleviare, anche per poco, il dolore!
Quindi se il medico mi ha detto che 10 gtt. fanno bene, ... 50 gtt. fanno senz"altro MEGLIO!!!
E così via, ....ergo, .. prima si va a trovare quel bambino solo, abbandonato, [ anche trascurato, maltrattato, abusato, ridicolizzato, soffocato,....] che è dentro "al nostro CI", e quindi si ristruttura un po'... non è detto che si faccia prima sempre "i livelli logici" che io effettivamente uso molto spesso in caso di addiction.
In altri casi, come questo la persona ha bisogno di incontrare "quel se stesso" che ha paura di soffrire, per scoprirsi Leone.
Non vorrei, .. ma è d'obbligo la citazione de "Il Mago di Oz", ..il celebre film americano,..

-[SmartDrugs] bdz - ancorare uno stato di benessere

Bene siamo arrivati al dunque........ il nostro paziente ....che d'ora in poi chiamerò Freddy.... ha avuto un secondo colloquio con il medico psichiatra, dopo il primo fatto con me.
Il problema della dipendenza ha assunto nuove tinte: ha confessato!!!! è davvero molto tempo che assume ogni giorno BDZ, anni e anni, almeno 10...forse di più dice..;e ultimamente sono stati il compagno e la sorella a spingerlo a chiedere aiuto al medico perchè egli stesso non si rendeva conto dell'evidente perdita delle relazioni sociali e del calo delle performances generali.
Dopo il colloquio con me, spontaneamente aveva deciso di riprendere la terapia antidepressiva e dopo i due colloqui col medico aveva accettato di recarsi al servizio dipendenze per intraprendere una terapia di disassuefazione.
Unitamente a ciò accettava di intraprendere una serie di incontri con me (e la PNL).... auguratemi buon lavoro.
Maria Luisa

A voi le opportune considerazioni sugli scenari futuri di questo approccio nella relazione d'aiuto.
Roberto Marrone
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